giovedì 10 febbraio 2011

Molto rumore per nulla?

La scorsa settimana, a San Francisco, Sergio Marchionne ha incontrato i concessionari Chrysler, soprattutto per parlare di obiettivi 2011, alla caccia di un volume di 1,57 milioni di vetture, ovvero una crescita del 45% rispetto il 2010. In cambio Chrysler aumenterà la spesa pubblicitaria del 68%, a partire dallo spot di 2 minuti “This is the Motor City” trasmesso al Super Bowl di domenica scorsa, che ha comportato una spesa di 9 milioni (non è chiaro se al netto o al lordo del compenso incassato dal protagonista Eminem, uno dei simboli di Detroit).

Il manager italo-canadese non si è fatto sfuggire l'occasione per dire un paio di cose che hanno eccitato i media italiani e, di riflesso, quelli USA. Marchionne ha infatti:
  • lanciato un chiaro messaggio a Ferdinand Piëch, Presidente di Volkswagen Group (“finché sarò l'amministratore delegato di FGA terrò Alfa Romeo”), in risposta alle ventilate mire del colosso germanico nei confronti del marchio del biscione;
  • effettuato ciò che avrebbe poi definito (il 10 febbraio, in occasione del Chicago Auto Show) “un'onesta riflessione su un tema che dovrà essere affrontato”.

L'”onesta riflessione” riguarda le sorti delle due strutture Corporate, Fiat e Chrysler, che – in caso di fusione delle due aziende (che potrebbe avvenire fra 2-3 anni) – diverrebbero ridondanti.

Apriti cielo! Mentre la potenziale chiusura di uno stabilimento che impiega 5.500 maestranze e coinvolge un investimento di 20 miliardi di Euro non ha sembrato stimolare un dibattito politico particolarmente intenso, la ventilata possibilità di trasferire nel Michican il quartier generale di Fiat ha scatenato una ridda di commenti da parte di chiunque si sia ritenuto in qualche modo coinvolto.

“Inaccettabile, chiederò un chiarimento”, dichiara Sergio Chiamparino, sindaco di Torino. “Non è un caso che ormai Fiat faccia gli annunci importante negli Stati Uniti”, tuona Airaudo (FIOM), sottintendendo: “ve l'avevamo detto, noi”. “Anche per me è sgradevole questo comportamento così sbrigativo di Marchionne”, dice il Segretario Generale di CISL Bonanni. Giugiaro: “Fiat negli Usa? Sarebbe la sua tomba”. E via dicendo e protestando. Qualcuno si sarebbe spinto a dire che la Fiat è e deve rimanere una “multinazionale italiana”, un palese ossimoro.

A questo punto il Governo Italiano si è ritenuto obbligato a dimostrare di prendere la questione a cuore, seppure più a parole che con fatti veri e propri. Ecco che l'uscita di Marchionne ha provocato una convocazione da parte del Governo, che incontrerà il CEO Fiat e Chrysler sabato prossimo (12 febbraio). Saranno presenti Silvio Berlusconi, Giulio Tremonti (Ministro dell'Economia), Gianni Letta (sottosegretario alla presidenza del Consiglio), Maurizio Sacconi (Ministro del Lavoro) e Paolo Romani (Ministro per lo Sviluppo Economico). Tutta gente che probabilmente avrebbe cose più urgenti da fare.

Molto rumore per nulla oppure le sorti di Fiat divengono sempre più priorità numero due per il “super-manager” rispetto ai marchi Chrysler, Dodge e Jeep? Difficile dirlo, certo è che la politica italiana forse dovrebbe agire di più e organizzare meno pranzi e incontri.

Sergio Marchionne, capo di Fiat e Chrysler