sabato 11 gennaio 2014

Sergio Marchionne: il futuro della Fiat dopo l'acquisto di Chrysler

Dopo l'acquisto del 100% di Chrysler - che verrà finalizzato entro il mese – l'amministratore delegato di Fiat e principale fautore della fusione delle due aziende Sergio Marchionne, ha illustrato il futuro della Fiat in un'intervista a La Repubblica.

Sergio Marchionne racconta la sua visione sul Gruppo Fiat-Chrysler
Nella lunga chiacchierata con Ezio Mauro, direttore della testata, Marchionne ha ripercorso le tappe del cammino che ha portato prima ad un accordo tecnologico con l'azienda statunitense, poi – grazie all'intuizione del manager italo-canadese e al coinvolgimento diretto dell'amministrazione Obama – alla scalata di Chrysler. Uno dei maggiori cambiamenti nel mondo dell'auto da decenni.


I punti cardine del futuro disegnato dal CEO del Gruppo Fiat-Chrysler (che Marchionne definisce “un sogno di cooperazione industriale a livello mondiale, ma soprattutto un sogno di integrazione culturale tra due mondi”) sono quelli già raccontati dal nostro blog:
- rilancio del marchio Alfa Romeo sostenuto da diverse novità auto (ad aprile verranno annunciati i nuovi prodotti, sviluppati in “capannoni-fantasma, mimetizzati in giro per l'Italia”),
- riposizionamento di Fiat in una fascia premium (con “prodotti di alta qualità, con concorrenza ridotta, clienti più attenti, margini più larghi”) e investimenti coerenti con l'obiettivo,
- fedeltà al DNA dei marchi (no ai motori Fiat per i modelli Alfa Romeo e no alla produzione del SUV Maserati a Detroit, tanto per fare un paio di esempi).

Per gli appassionati del marchio Lancia, le notizie non sono delle migliori, visto che se ne ipotizza un futuro mono-modello (la sola Ypsilon) e mono-mercato (il solo mercato Italia).

L'Alfa Romeo 4C, primo di una serie di nuovi modelli
Con l'obbiettivo di far rientrare tutti gli operai in cassa integrazione (“se non crolla un'altra volta il mercato”, aggiunge Marchionne, che già una volta si era scottato, ai tempi di Fabbrica Italia), con la consapevolezza delle difficoltà del mercato europeo e dei risultati delle vendite in Italia. E un nome completamente nuovo, che non mancherà di incuriosire molti, per definire il nuovo soggetto, la cui sede potrebbe essere negli USA.

Il nuovo corso di Fiat nasce ora, fra gli applausi di quasi tutti gli astanti visto il successo dell'acquisizione Chrysler (costata poco più di 6 miliardi di dollari, mentre i tedeschi della Daimler-Mercedes la pagarono 6 volte tanto, 36 miliardi di USD), ma ora Marchionne non ha più scusanti, e i suoi detrattori (che mai sono mancati) non mancheranno di far sentire la loro voce in mancanza di risultati.