lunedì 17 settembre 2012

Fabbrica Italia e futuro dell'automobile: una nuova polemica tutta italiana

A dimostrazione che in Italia l'unico settore in crescita è quello delle polemiche, la settimana in chiusura ci ha presentato l'ennesima discussione su Fiat, fra politica, sindacati, imprenditori, e chi più ne ha più ne metta, che ancora non sembra terminare.
 
Il tutto in uno scenario apocalittico, per il mondo dell'auto in Italia: dopo l'interminabile serie di cali della domanda (l'ultimo: -20,23% ad agosto, rispetto al già depresso anno precedente), le previsioni di chiusura del mercato dell'automobile per il 2012 parlano di immatricolazioni pari a circa 1,4 milioni di vetture, un dato che riporta l'Italia indietro di circa 50 anni, alla metà degli anni '60 (vedi articolo di Quattroruote a riguardo), con una forte ricaduta su chi oggi è impiegato nel settore (non solo nella produzione, ma nelle migliaia di concessionarie e officine italiane, nel settore assicurativo, etc etc.).

La discussione è divenuta particolarmente accesa nel momento in cui Sergio Marchionne (A.D. di Fiat Group Automobiles) ha deciso di rispondere con una nota ufficiale al rumoreggiare da parte di esponenti sindacali e politici a riguardo del futuro della produzione automobilistica italiana (quasi integralmente in mano Fiat). Nella nota, Marchionne definiva “superato” il progetto “Fabbrica Italia” (presentato nell'aprile del 2010) e rinviava la risposta su investimenti in Italia a fine ottobre, alla presentazione del conti del terzo trimestre.


Da qui una sfilza di dichiarazioni e controdichiarazioni, con alcune “chicche”: Diego Della Valle (socio del presidente della Fiat Cordero di Montezemolo nella società Nuovo Trasporto Viaggiatori) che definisce Marchionne “furbetto cosmopolita” e Cesare Romiti che dà la sua versione, dando manforte alla FIOM... (chi credeva che Romiti fosse stato uno degli artefici dell'inizio del declino della Fiat e un acceso nemico dei sindacati si dovrà ricredere?).

Il Ministro dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture e Trasporti Corrado Passera e il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Elsa Fornero si sono limitati a chiedere chiarezza da parte di Fiat.

Il problema – ancora una volta – è che mentre ogni partecipante a questo carosello di dichiarazioni e controdichiarazioni ha (ovviamente) una sua parte di ragione, non ce n'è uno che contribuisca a costruire uno scenario differente.

Diego Della Valle attacca Marchionne frontalmente e non riserva un trattamento migliore agli azionisti di maggioranza del Gruppo Fiat. Ma qual è la soluzione? Vuole comprarla lui la Fiat? O pensa che sia meglio venderla in blocco al Gruppo Volkswagen, azienda piuttosto abile nella gestione dei marchi (e quello Alfa Romeo, non è una novità, attrae non poco i tedeschi)?

I politici vogliono che Marchionne faccia chiarezza? Eppure finora non sempre è parso che la politica italiana – attuale o passata – sia in grado dare lezioni di trasparenza ad alcuno, né che l'automobile sia stata particolarmente favorita dalle leggi finanziarie (Accise, Imposta Provinciale di Trascrizione, aliquote IVA, sono tutti aggravi aumentati dalle manovre economiche degli ultimi tempi).

Il mercato italiano dell'automobile è crollato, si ritrova a dei livelli comparabili a quelli degli anni sessanta. Di chi è la colpa, di Marchionne? Difficile crederlo, ma – soprattutto – qual è la soluzione?

Ahimè, l'unica soluzione è quella di sperare che un giorno l'Italia venga – chissà come, chissà da dove – popolata da una generazione di imprenditori e politici che sanno fare il proprio lavoro, che spendono meno tempo a rilasciare dichiarazioni a destra e a manca, per farsi belli davanti all'opinione pubblica, e che contribuiscono a creare i presupposti per un futuro migliore, invece di accapigliarsi sull'ormai defunta Fabbrica Italia.